A CARTE SCOPERTE con Maria Dolores Diaz

Oggi, per la rubrica “A CARTE SCOPERTE”, ho intervistato per voi Maria Dolores Diaz, artista straordinaria che ha calcato i palchi più importanti del musical italiano!
L’abbiamo vista brillare nei cast di High School Musical, Hairspray, Avenue Q! e tanti altri titoli indimenticabili…
Un viaggio tra talento, passione e racconti di scena da non perdere!

1. Maria Dolores, cosa ti ha spinto a intraprendere la carriera nel musical theatre e quali sono stati i tuoi primi passi in questo mondo?

Il musical l’ho scoperto quasi per caso grazie al chitarrista del mio coro Gospel… lui era fissato con “Jesus Christ Superstar” ed è proprio con questo spettacolo che ho cominciato! Eravamo un gruppo di giovani cantanti e da
semplice coro gospel ci siamo ritrovati a fare questo concerto animato che ha preso sempre più forma fino a diventare un vero e proprio spettacolo. Ricordo che l’ultima replica fu a Noto, in Sicilia, con 20 elementi d’orchestra… Non lo dimenticherò ma.

2. Oltre a esibirti, sei anche docente di Musical Theatre. Come la tua esperienza sul palco influenza il tuo metodo di insegnamento?

Direi molto, più che altro mi mette nella condizione di avere una visione più completa. Non amo riversare me negli altri, preferisco scoprire cosa hanno dentro. Credo che chi insegna, almeno questo è quello che faccio, debba mettere un seme nel cuore dei propri allievi e accompagnarli nella crescita.

3. Quali sono le sfide principali che hai affrontato nella tua carriera artistica e come le hai superate?

Sono una persona ansiosa e particolarmente insicura, anche se chi non mi conosce bene non lo direbbe mai. Ho imparato a convivere con i miei limiti e a lavorarci, alcune volte si sono rivelati “un marchio riconoscitivo” .

4. Puoi raccontarci un momento particolarmente significativo o emozionante vissuto durante una delle tue performance?

Adoro stare sul palco e quindi di cose da raccontare ne avrei ma se proprio devo descrivere una cosa che mi ha emozionato senza dubbio è stato entrare in teatro la mattina presto e vedere la mastodontica scenografia di High School Musical montata… WOW! Era il mio primo ingaggio e ancora oggi rido per la stordimento con cui ho vissuto questa esperienza.

Un altro momento che ricordo con un sentimento un po’ mistico è Avenue Q, nel
brano finale “Per ora è cosi” c’era una frase che ogni sera mi confortava: : “Il tuo sorriso è un passaggio sul tuo viso, se hai paura, pensa…tanto niente dura.

5. Come vedi l'evoluzione del musical theatre in Italia e quali cambiamenti auspichi per il futuro del settore?

Domanda di riserva? Ahahahah! Scherzi a parte trovo che il percorso del musical Italia sia un po’ altalenante, ci sono stati periodi d’oro quelli in cui avevamo performer del calibro di Ginepro, Taverni, Frattini…adesso ci sono ancora bravissimi performer ma molto spesso scelgono di lavorare all’estero perché, mi duole dirlo,  ma il teatro in Italia non è considerato un lavoro. Posso dire che rispetto a quando mi sono diplomata, le Accademie sono molto più competitive e forniscono ai performer una competenza molto più completa e approfondita.
Mi auspico che venga riconosciuto lo studio ed il lavoro che c’è dietro a questa forma di spettacolo e a tutti i suoi lavoratori.

Mi auguro che l’Italia esca finalmente da questi cicli infiniti di musical stantii e porti più cose nuove e varie. Mi auguro di vedere sul palco più multirazzialità. esattamente come all’estero, mi auguro che ci sia più apertura verso i nuovi talenti e che il musical non sia più una cosa solo per pochi che si conoscono tra loro… perché ci sono fior fiori di talenti in Italia che meritano di essere apprezzati.

6. Ci sono ruoli o spettacoli che sogni di interpretare e che non hai ancora avuto l'opportunità di affrontare?

 Spero di vedere “Il Re Leone” sbarcare in Iltalia! E se così fosse vorrei tantissimo essere Rafiki

7. Come riesci a mantenere viva la tua passione e motivazione nel corso degli anni in un settore così competitivo?

Beh, diciamo che avendo cambiato lato il mio approccio è diverso, cerco trasmettere ai miei allievi quello che so e quello che sento, cerco di prepararli ad un mondo che spesso non fa sconti, cerco di far loro capire che per quanto tu sia bravo e preparato le audizioni vanno come devono andare ma che comunque bisogna dare il massimo perché di gente brava ce n’è e anche tanta. Io personalmente amo il mio lavoro, non faccio assolutamente fatica a tenere viva la fiamma.

8. Quali consigli daresti ai giovani che desiderano intraprendere una carriera nel musical theatre?

Li invito a trovare se stessi e le proprie peculiarità, a rafforzare le loro caratteristiche e le loro unicità.

Quello che a loro può sembrare un difetto in fase di audizione può rivelarsi una particolarità che rimane impressa. E poi va beh… devono studiare, essere preparatissimi, sentirsi liberi di essere di tutto perché il teatro ci da questa libertà, e non devono avere paura di avere paura perché è sintomo di sensibilità e umiltà e ovviamente essere sempre grati con chi ci guida verso uno dei lavori più belli al mondo.

9. Guardando al futuro, quali sono i tuoi progetti e obiettivi sia come performer che come docente nel mondo del musical?

A me passa un treno ogni quarto d’ora… tante idee nella testa… la verità è che un sogno ce l’ho ed è quello di mettere (rimettere in scena come Dio comanda) un mio spettacolo che si chiama “Diagnosi sogno”. Come docente sogno che tutti i miei allievi realizzino i propri sogni perché se vincono loro un po’ vinco anch’io.

10. Nel musical "High School Musical – Lo spettacolo" della Compagnia della Rancia, hai interpretato il ruolo di Taylor. Come hai lavorato per portare autenticità e freschezza a questo personaggio amato dal pubblico?

High School Musical è stato un bel caos per me, è capitato in una fase della mia vita di pieno cambiamento, dove non ero sempre a fuoco. Fare Taylor è stato in verità molto divertente anche se io avevo già 29 anni ed un figlio di 5 anni. Ho ripescato quella che ero quando avevo 15 anni… con l’unica differenza che non sono mai stata una secchiona, anzi.

11. In "Hairspray" diretto da Massimo Romeo Piparo, hai vestito i panni di Seaweed, che in realtà è un ruolo da uomo. Quali sfide hai incontrato nell'interpretare questo ruolo e come hai affrontato la complessità del personaggio?

Onesta? E’ stato bellissimo! Probabilmente uno dei più interessanti processi di trasformazione. Ho studiato la
muscolatura maschile, il modo di camminare degli uomini e di stare in piedi, e mi si è aperto un mondo… ho scoperto un nuovo linguaggio del corpo, è strabiliante come la semplice postura cambi la percezione di te stesso.
Mi sono ispirata a Willy Smith che per me era il nero figo, ne ho copiato la camminata caratteristica da “Nigga”
e introdotto alcune delle sue gestualità.

12. Com'è stato interpretare un ruolo che da partitura nasce da uomo?

E’ stato bello, ho esplorato parti di me che erano latenti ma che non avevo avuto modo di mettere a fuoco…ho anche conquistato qualche fanciulla, se proprio devo essere sincera.

13. Nel musical "Avenue Q!" diretto da Stefano Genovesi, hai interpretato Gary Coleman (Arnold). Come ti sei preparata per un ruolo così unico che combina recitazione e interazione con i burattini, e quali sono stati gli aspetti più gratificanti di questa esperienza?

Avenue Q è tra i più bei musical che io abbia fatto, così dissacrante e ironico è in realtà molto profondo.
Prepararmi è stata un’esperienza mistica perché io ci sono cresciuta con “Il mio amico Arnold” ma non sapevo niente delle sue disgrazie. Interpretare un personaggio esistente, così disincantato, incazzato col mondo e senza
peli sulla lingua mi ha in realtà dato una grande libertà.

14. Attualmente sei nel cast di “HAIRSPRAY – The Broadway Musical”, con la regia di Denny Lanza. Lo spettacolo tornerà in tournée da ottobre 2025 e tu riprenderai il ruolo di Motormouth Maybelle. Si sa, è un ruolo molto ambito. Sei felice? Quali sono gli aspetti del personaggio che senti più vicini a te come persona?

Si, è un ruolo ambitissimo, perché è bello e ti colpisce dentro. Lo adoro. Quando canto “Conosco la realtà” (I Know Where I’ve Been) trascendo, sento una forza intorno a me, sento come se in quel momento ciò che dico non lo dico solo io, lo dicono tutti quelli venuti prima di me, è una liberazione, una presa di coscienza, un’apertura. Motormouth è una motivatrice, vuole che la porta che lei è riuscita a varcare possa essere varcata da tutti. E’ una guida, un’apripista e credo che sia questo ciò che ci accomuna.

15.DOMANDA DI RITO: Quando togli il costume, il trucco, i riflettori… chi rimane?

Me! una donna di 46 anni con due figli una casa con una bellissima terrazza, un husky che si chiama Kori. E poi l’accademia MTA, il Melos, La Bottega, i treni, le corse, aiuto… però sono tanto felice!

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